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Tell Me Wine… ROSATO 286 di CANTINE DEL CERRO

In questo articolo vi raccontiamo il ROSATO FERMO 286 che abbiamo provato in diretta per voi.

Rosato fermo, amabile.  Colore rosato, morbido e delicato. Profumo fresco dalla caratteristica nota floreale. Sapore intenso, fruttato, di agrumi all’inizio, alla fine si sente la leggera nota amabile che persiste lasciando la bocca dolce. 11.5% gradazione.


DELICATO ED AGGRAZIATO SENZA MAI SCADERE NEL BANALE

Il vitigno: il Raboso è un vino di antichissima origine, il suo nome deriva forse dall’omonimo affluente del fiume Piave o dall’aggettivo rabbioso, che ben descrive il carattere forte e indomabile del vitigno.

La nostra esperienza con il ROSATO FERMO 286

Vini del Cerro. Sono vini scelti personalmente da Angelo Gasparri, valutando sia la qualità del prodotto che del produttore. Proponiamo prodotti genuini e un’ampio assortimento, per soddisfare i palati più esigenti. A richiesta, i vini vengono imbottigliati nella nostra cantina con riempimento isobarico e sigillati con il tappo corona.

Perché il tappo corona? Il tappo corona è i miglior sistema di chiusura per mantenere inalterate le caratteristiche del prodotto. Infatti, assicura che la bottiglia sia sigillata perfettamente, evitando micro-ossigenazioni indesiderate che danneggerebbero i vini pronti da bere, che non necessitano dell”invecchiamento” in bottiglia. (Per saperne di più)

Vigneti sulla riva del Piave

Zona di coltivazione: Colline padovane vicino al Piave, che garantisce la giusta dose di umidità e crea il microclima adatto, che, insieme ai terreni argillosi pesanti, permette di ottenere prodotti di grande qualità caratterizzati da una notevole complessità aromatica.

Un po’ di storia: il Raboso è un vino di antichissima origine prodotto da uno dei rari vitigni presenti nel Nord-Est d’Italia prima dell’avvento di Roma. Le origini del raboso del Piave, vitigno rosso della Marca Trevigiana, si perdono nei secoli. Troviamo traccia di un vitigno a bacca rossa dalle caratteristiche simili, addirittura nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che cita un vino del nord est più nero della pece, antenato quindi, oltre che del Raboso, anche del Terrano, del Refosco e del Friularo. Caduto l’impero romano occorre attendere i tempi nuovi, quando Venezia estende la sua civiltà in terraferma. Per secoli il Raboso fu il solo vino che la Serenissima riuscì ad esportare anche fino in oriente. Ecco perchè il Raboso il “vin da viajo”, vino da viaggio. Merito delle sue caratteristiche di varietà robusta, ricca di tannini e con un’alta percentuale di acidità, resistente a muffe e peronospora. Inoltre non teme il freddo, la siccità ed il passare del tempo. Si pensi che la Serenissima Repubblica di Venezia ha concluso la sua storia nel 1797 e nel 1885 sono state trovate bottiglie di Raboso del Piave in cantine inglesi: è allora da credere che davvero il Raboso era considerato ormai da molti secoli uno dei principali e più importanti vini trevigiani. Per alcuni secoli, il raboso ha conquistato grande fama ed è stato esportato ovunque dalle navi veneziane. La coltivazione del vitigno nei territori alla sinistra del Piave è continuata con successo fino alla fine della seconda guerra mondiale. A quell’epoca, circa l’80% del vino rosso del territorio era prodotto con il raboso. Solo negli anni ’60, la moda dei vitigni internazionali ha favorito la progressiva sostituzione del raboso con uve più famose e commercialmente redditizie, come il cabernet sauvignon e il merlot. Il Raboso Piave conosce in quegli anni una progressiva contrazione e si deve attendere gli anni ‘90 e la costituzione della Confraternita del Raboso Piave con l’aiuto di coraggiosi viticoltori per una sua giusta qualificazione e un progressivo rilancio.

Se vi abbiamo incuriosito, potete provare il nostro ROSATO FERMO 286 prenotandolo sul nostro sito.

Simone Gasparri

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