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ALLA SCOPERTA DELLO SPUMANTE 4 – il metodo Martinotti

Cari amici di Cantine del Cerro,

Continuiamo anche con il nostro approfondimento sullo spumante (qui l’articolo precedente). Siamo ormai giunti alla quarta tappa: il metodo Martinotti-Charmat.

IL METODO MARTINOTTI – CHARMAT

ll metodo Martinotti-Charmat prevede di porre la miscela di vino base e sciroppo di tiraggio nelle autoclavi, grandi contenitori in grado di mantenere alte pressioni (fino a 8 atmosfere), provviste di termostati, agitatori e ossigenatori, grazie ai quali i lieviti non si depositano, non vanno in sofferenza per la mancanza di ossigeno e non subiscono shock termici, quindi portano a termine la fermentazione velocemente e senza intaccare i sentori fondamentali del vino.

Questo metodi di lavorazione fu ideato da Federico Martinotti, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, e applicato da Eugène Charmat, un produttore francese che costruì le attrezzature teorizzate da Martinotti.

Subito dopo la messa in autoclave si attiva la fermentazione, che si completerà entro 15-20 giorni.

Lo spumante viene poi passato in un’altra autoclave tramite filtrazione in ambiente iperbarico, cioè con una pressione maggiore rispetto al gas disciolto nel vino, per evitare perdite di anidride carbonica.

Nella nuova autoclave lo spumante viene sottoposto a una temperatura di circa 4°C per fermare la fermentazione e permettere alle fecce di depositarsi.

A questo punto il vino è pronto per essere imbottigliato e tappato con il tradizionale tappo a fungo e con una gabbietta metallica, la quale evita che il tappo fuoriesca.

Sia per la relativa facilità produttiva rispetto al metodo classico sia per la maggior fruibilità e immediatezza dei prodotti, è un fatto noto che sia in Italia sia nel resto del mondo, la stragrande maggioranza di bottiglie di spumante è di tipo Martinotti. Comunque, l’enorme successo commerciale, i prezzi decisamente minori e la massiccia preferenza “popolare” non devono far dimenticare che esistono grandissime espressioni di spumanti Charmat.

Negli spumanti a Metodo Martinotti, grazie alla rapidità della lavorazione, vengono esaltate le note aromatiche e fruttate e da qui l’impiego per la produzione di vini meno strutturati, ma più freschi ed immediati.

Invece il risultato del Metodo Classico sarà un vino complesso, che valorizza i sentori di lievito più che dell’uva, dalla bollicina fine e persistente, poiché la lunga permanenza in bottiglia permette alle bollicine di legarsi alle proteine e amalgamarsi perfettamente al vino.

Siamo giunti quasi alla fine, nella possima mail vedremo alcuni esempi di spumanti metodo classico e metodo Martinotti – Charmat, ma soprattutto quando, finalmente, possiamo berli e apprezzarli.

Se avete curiosità sul mondo del vino non esitate a contattarmi, rispondete pure a questo indirizzo e-mail e vi risponderò volentieri in un prossimo articolo.

A presto.

Simone Gasparri

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